Da spericolato istrione a fondamenta della squadra, al portiere moderno si chiedono solide certezze più che spettacolari interventi

Uno dei luoghi più comuni è quello di considerare il portiere come il "matto" della squadra capace di volare come Superman o essere reattivo ed agile come un felino.
Se per le qualità atletiche potrei essere in parte d'accordo, lo stesso non posso dire sulle caratteristiche mentali che un Numero 1 deve possedere per essere tale e rimanerci a lungo.

Se Fabrizio Lorieri, portiere di importanti squadre di serie A, è stato tra i più ammirati rappresentanti del ruolo per due decenni tra gli anni '80 e '00, lo doveva di sicuro alle sue eccezionali doti atletiche, ma, come spiega in questa tesi  del Corso di Allenatore UEFA PRO , la componente mentale e la sua stabilità emotiva sono sempre state alla base del suo prolungato successo.

L'epoca del portiere spericolato ed istintivo è tramontata da un po' di tempo e finalmente si riconoscono al Numero 1 le qualità che deve avere per poter essere il pilastro principale su cui costruire una squadra sia in campo che fuori.
Qualunque sia lo sport di cui difende la porta, il portiere deve saper mantenere alta la concentrazione anche in situazioni di poco impegno fisico in modo da farsi trovare pronto quando chiamato in causa, pena un errore che può decidere le sorti della partita. Per questo motivo è necessario lavorare sia sull'abitudine a mantenere la muscolatura calda che sulla tenuta mentale in situazioni di isolamento. Inoltre bisogna abituare il portiere sia ad estraniarsi dai disturbi esterni ( tifo rivale, tifo a favore, condizioni meteo particolari, provocazioni degli avversari ) che a superare velocemente la delusione per un errore appena commesso o per un rimprovero ricevuto dal proprio allenatore.

Preparare gli allenamenti prevedendo l'esecuzione di gesti tecnici "disturbati" da una distrazione acustica, visiva o uditiva è un buona prassi per ridurre i condizionamenti esterni, ma è fondamentale allenare il Numero 1 ad essere tale, ovvero ad avere una positiva considerazione di se stesso.
Per esperienza mi sono trovato spesso di fronte a portieri che avevano troppa o troppo poca autostima, e solo in rasi casi, e principalmente al cospetto di giocatori maturi, l'autostima era a mio parere livellata alla giusta quota. Il compito dell'allenatore dei portieri, perciò, non si può più limitare a quello del preparatore tecnico/atletico, ma deve comprendere l'analisi della situazione mentale e caratteriale del proprio giocatore, specialmente se si tratta di giovani.

Affronterò in seguito questo aspetto del mio lavoro, ma ora mi interessava aprire un filone di discussione riguardo al cambiamento dell'immagine moderna del portiere che da istrionico componente dello spogliatoio si è trasformata in quella del leader fisico e mentale del un gruppo.

Voi, cosa ne pensate?

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